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Ciancimino interrogato a Catania Sgarbi chiede di essere sentito sulle sue rivelazioni

Esiti della deposizione sulla trattativa mafia stato al centro dell'interrogatorio nel processo Mori

CATANIA - Massimo Ciancimino sara' sentito oggi pomeriggio dalla Procura di Catania nell'ambito di un'inchiesta da tempo avviata su una denuncia di parte in seguito al processo in cui e' stato condannato per riciclaggio lo stesso figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. Il fascicolo, aperto nel 2007, era di competenza di Caltanissetta ma gli atti sono stati trasferiti nel capoluogo etneo per competenza. L'interrogatorio era gia' in programma da tempo. Non e' escluso che Ciancimino sia sentito anche sulle sue ultime rivelazioni.
Intanto "Vittorio Sgarbi chiede di essere ascoltato dalla procura di Palermo riguardo alle rivelazioni fatte ieri da Massimo Ciancimino sulla nascita di Forza Italia. 'Si tratta - spiega Vittorio Sgarbi - di episodi che ho annunciato in articoli recenti, relativi a delle conversazioni avute con il padre Vito Ciancimino su rapporti tra politica e mafia'". Il riferimento è ad un incontro di circa cinque ore avuto con Vito Ciamcimino nel 93 a Cortina, in cui l'ex sindaco si sarebbe sfogato con lui parlandogli dei suoi rapporti con vecchi politici come Fanfani e Andreotti ma non di iniziative future.
Ecco una sintesi dell'udienza di ieri nel processo che si celebra a Palermo contro il gen. dei carbinieri Mori e altri: Il pm Nino Di Matteo ha chiesto l'acquisizione del verbale di perquisizione domiciliare eseguita a casa di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, il 17 febbraio 2005. La procura ha anche espresso l'intenzione di depositare il foglio, trovato durante quella perquisizione, in cui, secondo Ciancimino, il boss Bernardo Provenzano avrebbe chiesto a Berlusconi di mettergli a disposizione una delle sue reti tv. Il tribunale ha ammesso le istanze della procura. Ora Massimo Ciancimino ha cominciato a deporre. Questa e' la terza udienza dedicata alle dichiarazioni del teste.
"Ecco il passaporto di mio figlio, rilasciato a 13 giorni dalla sua nascita. dopo l'intervento del signor Franco". Così ha detto Massimo Ciancimino, portando una serie di documenti all'attenzione dei giudici, nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, nell'ambito del processo al generale dei carabinieri ed ex capo del Ros Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato nei confronti di Bernardo Provenzano che, nonostante la dritta fornita da un confidente, non avrebbero voluto catturare, il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso, un paese vicino il capoluogo siciliano. Ciancimino jr, che è figlio dell'ex sindaco di Palermo, ha portato il passaporto a "dimostrazione" - ha spiegato - della veridicità del suo legame con un agente deviato dei servizi. Il passaporto, dato al figlio appena nato, ne è una prova, aveva spiegato nella scorsa udienza del 2 febbraio. Ciancimino ha anche portato alcuni decreti di perquisizione, avvisi di garanzia e lettere che nel tempo ha ricevuto. I giudici si sono riservati di decidere sull'acquisizione di questi e altri documenti, che sono stati depositati stamane dalla Procura. Massimo ha anche portato un foglio manoscritto del padre in cui - secondo lui - viene descritto "il cosiddetto sistema Ciancimino, rispetto alla gestione degli appalti".
"Nel '94 mi venne consegnato un pizzino da persone vicine a Lo Verde (Bernardo Provenzano). Era indirizzato a Berlusconi e Dell'Utri". Massimo Ciancimino rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, sta ricostruendo la "cosiddetta terza fase della trattativa tra mafia e Stato", secondo le parole del magistrato, e nel corso della quale Vito Ciancimino sarebbe stato "destituito da Dell'Utri" nel ruolo di "tramite". "Mio padre, più tardi, nel '99-2000 - ha continuato Ciancimino jr - mi ha detto che Forza Italia era nata nel periodo della trattativa". Nel messaggio, agli atti dell'inchiesta, Cosa nostra voleva a sua "disposizione" una delle reti televisive di Mediaset. E se non si fosse dato corso alla richiesta avanzata ci sarebbe stato un "luttuoso evento", che si riferirebbe a minacce di morte ai familiari di Berlusconi.
L'argomento e' stato affrontato dal teste nel corso della spiegazione di un pizzino, depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato indirizzato dal boss Bernardo Provenzano a Silvio Belusconi e Marcello Dell'Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio di Berlusconi. ''Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sara' di poco conto perche' questo triste evento non si verifichi (si allude all'intimidazione ndr). Sono convinto che Berlusconi potra' mettere a disposizione le sue reti televisive''. ''Mio padre - ha spiegato il testimone illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunita' di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo''. Il testimone ha anche spiegato che la prima parte del pizzino, che lui custodiva sarebbe sparita.
Della lettera gli inquirenti hanno trovato soltanto la meta'. Ciancimino ha detto che la lesse in carcere al padre Vito che "voleva richiamare alla collaborazione il partito nato anche grazie alla trattativa". Secondo Massimo Ciancimino, con quella lettera si voleva invitare Berlusconi "come entita' politica, non come individuo" a "tornare sui suoi passi" e rientrare nei ranghi. Vito Ciancimino, ha detto il figlio in aula, voleva una rete tv per dire la sua e si riferiva a volte a quanto detto da Berlusconi in un'intervista del 1977 a 'Repubblica', quando affermo' che se un suo amico fosse sceso in politica gli avrebbe messo a disposizione una rete tv.
Ciancimino ha aggiunto che "dopo che venne resa nota una mia intervista dalla quale in qualche modo emergeva il mio ruolo nella cattura di Riina, l'agente dei Servizi, che io conoscevo col nome di Franco, mi invito' a non parlare piu' di certe vicende perche' tanto io non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre. Cosa che avvenne visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogo' mai". Ha anche spiegato che il capitano dei carabinieri, braccio destro di Mori, Giuseppe De Donno, in piu' occasioni, negli anni, lo rassicuro' che nessuno lo avrebbe sentito sulla vicenda relativa alla cattura di Riina sulla quale sarebbe stato anche apposto il segreto di Stato.
Massimo Ciancimino ha consegnato durante la sua deposizione una lettera che il padre scrisse a Berlusconi "per conoscenza". I pm hanno chiesto di acquisirla e il Tribunale ha accolto la richiesta. La difesa non si e' opposta. Aquisito anche il passaporto del figlio di Ciancimino, che sarebbe stato rilasciato grazie a un agente dei servizi segreti.
Per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri le dichiarazioni rese da Ciancimino junior "sono cosa di un folle totale, oppure di un disegno, diciamo, criminoso volto a ordire cose allucinanti come questa". Dell'Utri annunci che tali "falsità, ovviamente, lo hanno già portato alla decisione di denunciare per calunnia il personaggio in questione, cosa che gli avvocati faranno non appena avranno tutti gli atti di questo interrogatorio. Guardando alla denuncia avanzata da Ciancimino su presunte trattative tra Stato e mafia, Dell'Utri osserva che "c'era uno Stato che non eravamo noi, in ogni caso; se Ciancimino vuol parlare di cose che sono successe veramente si vada a cercare allora dove sono successe e con chi, ma certamente io non c'entro niente'' cosi' come, ''ovviamente, nemmeno Berlusconi. Qui - conclude - siamo alla pura invenzione e che, ripeto, sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia".



 
 
 
 
 
 
 
 
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